Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci: Massacrati a poca distanza dal luogo dell’eccidio di Kindu

Un tragico scherzo del destino: l’ ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci sono stati uccisi a 300 km da Kindu, dove 60 anni fa erano stati trucidati 13 aviatori italiani. Anche il quel caso “protetti” dalle insegne dell’ONU

L’ambasciatore italiano Luca Attanasio, 43 anni, è rimasto vittima di un attentato nella Repubblica Democratica del Congo, nella provincia orientale del Nord-Kivu, lunedì 22 febbraio. Insieme al nostro diplomatico  sono rimati uccisi  il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista congolese dell’auto.

Il carabiniere Iacovacci 30 anni, addetto alla scorta,  era in servizio all’ambasciata italiana dal settembre del 2020.

L’attacco è avvenuto nel percorso tra Goma e Bukavu, nella parte orientale del Congo. Ad effettuarlo,  secondo le prime informazioni, sarebbe stato un commando terroristico che avrebbe utilizzato armi leggere. Sulla dinamica e il movente sono  in corso accertamenti, anche da parte delle nostre autorità giudiziarie.

L’ambasciatore Luca Attanasio con il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista stavano viaggiando su un’autovettura, non blindata,  in un convoglio della Monusco, la missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo. Il convoglio non sarebbe stato scortato da forze di polizia o dell’esercito congolese, come forse sarebbe stato necessario.

A circa 300 km di distanza dal luogo dell’attentato e uccisione di Attanasio e Iacovacci, esattamente  a Kindu,  l’11 novembre  1961  furono trucidati tredici aviatori italiani. In pratica disarmati e anche in quel caso non scortati, facevano parte del contingente dell’Operazione delle Nazioni Unite in Congo inviato a ristabilire l’ordine nello Stato africano durante la crisi del Congo.

I tredici militari italiani formavano gli equipaggi dei due C-119 Lyra 5 e Lupo 33, bimotori da trasporto della 46ª Aerobrigata di stanza a Pisa.